Chiesa di Santa Maria di Donnalbina

Conoscete la leggenda di donna Albina, donna Regina e donna Romita?

donnalbina

La storia delle tra nobili sorelle, ultime discendenti del casato dei Toraldo, è raccontata da Matilde Serao: innamorate tutte dello stesso uomo, per non procurarsi sofferenze reciproche decisero di rinunciare al volere del defunto padre e far estinguere la loro famiglia, prendendo i voti e fondando tre monasteri, che in effetti esistono nel centro storico di Napoli.

Quello di Donnalbina era un monastero benedettino. La chiesa esisteva già nel IX secolo ma fu rifatta sia nel Seicento che ad inizio Settecento, diventando un piccolo gioiello barocco. Tra gli stucchi bianchi spiccano le tele del Solimena e di Nicola Malinconico, oltre che il prezioso altare in marmo policromi ed il monumento funebre di Giovanni Paisiello, realizzato da Angelo Viva e trasferito in chiesa durante il Risanamento.

#napoli #chiesedinapoli #napolisacra #sirecoop #leggendenapoletane #restiamoacasa


domenica 10 maggio

mater

BUONA FESTA DELLA MAMMA!

Nel Museo Campano di Capua è ospitata la collezione delle “Madri”, tra le più rare che Musei italiani e stranieri possano vantare.

Nel 1845, durante uno scavo eseguito per lavori agricoli dal Sig. Patturelli, in prossimità dell’antica Capua, vennero alla luce i resti di una grande ara votiva con fregi architettonici, iscrizioni in lingua osca e un numero considerevole di statue in tufo riproducenti quasi tutte una donna seduta con uno o più bambini tra le braccia, dando la esatta prova che nel luogo fosse esistito un tempio.
Questa tesi fu avvalorata dal fatto che tra le sculture solamente una differiva dalle altre per la spiccata impronta ieratica: invece di reggere neonati tra le braccia aveva nella mano destra una melograna e nella sinistra una colomba, simboli della fecondità e della pace,quindi quella sola doveva rappresentare la dea tutelare del tempio dedicato alla maternità.

La dea era la MATER MATUTA, antica divinità italica dell’aurora e della nascita e le “madri” rappresentavano “ex voto”; offerte propiziatorie ed espressione di un ringraziamento per la concessione del sommo bene della fecondità.

Le “madri” del Museo di Capua formano un complesso unico nel loro genere. Esse sono la testimonianza più eloquente del culto con il quale gli antichi campani onoravano il mistero della vita considerando la maternità come un dono divino e avvolgendo di spiritualità l’evento della nascita ritenendolo cosa sacra, come tutto ciò che di vitale esce dal seno della natura.

www.provincia.caserta.it/museocampano/museocampano.asp

#sirecoop #festadellamamma #museocampano #capua #matresmatutae


Giovedì 14 maggio

Oggi vi proponiamo uno dei tanti itinerari che offre la città di Napoli, facente parte di una serie di percorsi che intendiamo proporvi aventi come filo conduttore l’ambiente.

In questo itinerario andiamo alla scoperta di una collina rimasta per secoli non urbanizzata, il Miradois, un’altura vicina alla Reggia di Capodimonte che prende il nome dalla villa cinquecentesca del marchese di Miradois. Dall’alto dei suoi 156 metri il colle domina il centro antico di Napoli, offrendo un magnifico panorama già elogiato dalle fonti antiche.

Assecondando un progetto nato già in età borbonica, nel 1812, durante il decennio francese, la proprietà, che all’epoca era passata al Principe della Riccia, fu ritenuta la più adatta a costruire un Osservatorio, primo edificio in Italia nato con lo specifico obiettivo dell’osservazione astronomica. Secondo Giuseppe Piazzi, astronomo e futuro direttore dell’Osservatorio, “il luogo è ben scelto, lontano dallo strepitio della città, isolato e rinchiuso in un ampio giardino…con orizzonte libero”.

Partendo da Porta grande, l’ingresso principale del bosco di Capodimonte, si percorre la stretta via Sant’Antonio a Capodimonte che dopo pochi metri si biforca: a destra salita Capodimonte vi condurrà attraverso una ripida discesa al Rione Sanità, mentre a sinistra inizia salita Moiariello, la strada che costeggia il colle del Miradois. Lungo quest’ultima strada si incontrano, oltre all’ingresso principale dell’Osservatorio, l’ottocentesca Torre del Palasciano, la cappella Cotugno – così chiamata perché posta su un terreno appartenuto a Domenico Cotugno e oggi affidata all’Ordine dei Cavalieri Templari – e le pittoresche scalinate che, assecondando il pendio della collina, portano in pochi minuti a via Foria, rendendo la strada uno dei tanti percorsi della Napoli verticale, quell’insieme di scorciatoie usate soprattutto in passato per collegare le zone collinari al centro.

Se poi volessimo godere della bellezza della città, subito dopo la cappella Cotugno potremmo fare una deviazione e percorrere quella che fino ad inizio Ottocento era la strada privata appartenente ai Marchesi di Campolattaro, arrivando alla villa settecentesca ancora esistente, unica proprietà presente all’epoca sul colle oltre alla villa dei Miradois. Oggi la strada si chiama via Morisani e, attraverso una serie di tornanti, offre uno spettacolare panorama che va dalla collina di San Martino al Vesuvio, abbracciando tutto il golfo.

#sirecoopgreen #napoliverticale #walkingtour #napoli #sirecoop


Lunedì 18 maggio
palazzi

Una passeggiata per Spaccanapoli: camminando a testa in su emergono tanti bellissimi palazzi in cui colpiscono soprattutto i portali, riccamente decorati in marmo e piperno.

A Napoli, il cui centro è caratterizzato da vicoli stretti intervallati da slarghi nati senza una reale progettazione urbanistica, spesso angusti se paragonati alle piazze di altre città, il valore celebrativo della famiglia nobiliare non poteva trovare spazio nell’intera facciata – che spesso si presenta spoglia – ma doveva necessariamente concentrarsi nel portale, tanto più simbolo di potere e differenza sociale del proprietario quanto più elaborato, complesso e frutto della geniale inventiva di celebri architetti!

In foto:
– palazzo di Sangro
– palazzo Carafa della Spina
– palazzo Filomarino
– palazzo Carafa di Maddaloni

#sirecoop #napoli #spaccanapoli #palazzidinapoli #tour #nobilinapoletani